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TOTO' E I RE DI ROMA (1952)



Un film di Steno, Mario Monicelli.

Con Totò, Alberto Sordi, Anna Carena, Giovanna Pala, Giulio Stival.

Genere: Comico, b/n.
Durata 104 min.
Italia 1952.


Ercole Pappalardo (Totò) lavora come Archivista Capo al Ministero. È in attesa della meritata promozione, che lo aiuterebbe a mantenere in modo più dignitoso la sua numerosa famiglia (composta dalla moglie e ben cinque figlie) e della tanto agognata nomina a Cavaliere. Un giorno viene chiamato, assieme al suo superiore (Pietro Carloni), dal Ministro in persona, Sua Eccellenza Langherozzi-Schianchi (Giulio Stival), perché si metta a totale disposizione di un suo conterraneo, del quale il Ministro vuole carpire il consenso in vista delle elezioni. L'uomo con cui Pappalardo deve confrontarsi è un pedantissimo maestro elementare, il prof. Palocco (Alberto Sordi), che pretende dall'Archivista Capo il ritrovamento di una pratica riguardante il trasferimento di un pappagallo appartenuto ad un defunto musicista locale, di cui il Palocco è un grande estimatore, ed eventualmente anche il ritrovamento del pennuto stesso. La sera stessa, mentre si trova sul loggione del teatro assieme al collega Ferruccio (Aroldo Tieri), Pappalardo starnutisce inavvertitamente e colpisce proprio il Ministro, che si trovava seduto nelle poltrone poste in parallelo al loggione. Lo starnuto viene interpretato come uno sputo ed il suo autore, il povero Pappalardo, viene identificato dall'odioso Palocco. Da quel momento, l'Archivista Capo tenta in tutti i modi di scusarsi con Sua Eccellenza ma, la presenza di Palocco da un lato e i controproducenti suggerimenti di Ferruccio dall'altro, fanno solo peggiorare la situazione. Scoperto che il pappagallo di cui Palocco cercava notizie è morto da tempo (fucilato dai partigiani perché intento a cantare "Giovinezza"!), Pappalardo decide di prenderne un altro e farlo passare per quello richiesto. Ma, ancora una volta, la sfortuna si accanisce contro Pappalardo, poiché la sera in cui l'uomo invita il Ministro e Paolocco in casa sua per mostrare il pappagallo, quest'ultimo insulta Sua Eccellenza che, arrabbiatissimo, minaccia di vendicarsi. Sempre su suggerimento di Ferruccio, Pappalardo scrive una lettera di scuse a Langherozzi, ma peggiora ulteriormente la sua posizione perché il Ministro si rende conto della totale ignoranza dell'Archivista, che infatti risulta essere persino privo della licenza elementare. Per non fargli perdere il posto di lavoro, il suo superiore gli consiglia di consguire quel basilare titolo di studio. Pappalardo si sforza, ma all'esame di licenza elementare sbaglia quasi tutte le risposte (una delle domande riguarda i Re di Roma e a questa si riferisce il titolo del film). La commissione comprende la situazione tragica del Pappalardo e decide di ammetterlo ugualmente sennonché, un attimo prima che l'Archivista se ne vada, entra in aula il Presidente di Commissione, che la sfortuna vuole sia proprio l'odiato Palocco. L'uomo ridicolizza Pappalardo e lo boccia, cosa che spinge l'Archivista ad esplodere in un vero e proprio pestaggio ai danni della Commissione. Conscio di aver ormai perduto il posto al Ministero, Pappalardo decide di morire per dare in sogno alla moglie(Anna Carena) dei numeri da giocare alla Lotteria. Dopo aver scoperto che anche l'Aldilà è dominato da Uffici Burocratici e Carte bollate, Pappalardo riesce ad ottenere in modo illecito i numeri e a comunicarli in sogno alla moglie. Poco dopo viene portato al cospetto di Dio (Ernesto Almirante), che intende punirlo per il gesto. Tuttavia, quando il Padreterno viene a conoscenza del fatto che Pappalardo era stato 30 anni funzionario al Ministero, lo manda subito in Paradiso. La voce fuoricampo, nell'ultima scena del film, recita che quello era stato il sogno di Ercole Pappalardo, lasciando il dubbio su quale parte della storia sia stata solo sognata dal protagonista.